Manifesto del Master per Promotori del dono

Il dono è presente in ogni azione umana degna di questo nome ed è portatore di energie e risorse a beneficio dell’intera società.

Per questo crediamo che promuovere il dono non sia solamente imparare a stimolare e raccogliere donazioni, non semplicemente occuparsi di fundraising, perché questo vorrebbe dire fermarsi a guardare solo la superficie, appiattendo la forza generativa del dono alla sua dimensione economica.

Crediamo che attraverso la cultura del dono gli enti del terzo settore possano:
ritrovare il loro ruolo centrale nel tessuto sociale
garantire la sostenibilità delle loro mission e delle loro azioni a favore del bene comune
crescere, diventando catalizzatori e valorizzatori delle migliori energie delle comunità in cui operano
La cultura del dono trova così all’interno delle realtà del privato sociale il luogo dove manifestarsi al meglio e svilupparsi, partecipando alla costruzione di una economia civile che mette al centro bene comune, comunità, reciprocità e cultura d’impresa.
Vogliamo guardare il mondo attraverso la lente della promozione del dono per imparare a cogliere il valore aggiunto che ogni ente può generare e farlo emergere.

Crediamo che il dono sia:

Identità

perché il dono è elemento distintivo degli enti del terzo settore e in esso affonda le radici il PERCHÉ, la ragione che dà ragione della loro esistenza.
Valorizzarlo significa quindi definire l’identità positiva di un intero settore e di ogni ente.

Comunità

perché sin dalla preistoria il dono si è rivelato la modalità più efficace per creare e coltivare legami sociali con il prossimo e anche oggi è attraverso il dono che possiamo aspirare e concretamente rifondare comunità in cui realizzare il bene comune.

Motivazione

perché il dono coinvolge e fa sperimentare emozioni autentiche, capaci di generare entusiasmo e desiderio di partecipazione.

Sostenibilità

perché il dono permette di far emergere, valorizzare e attivare le risorse di relazioni, tempo, denaro, beni, servizi e competenze che possono garantire la sostenibilità e lo sviluppo degli enti del terzo settore e dei territori in cui operano.

Comunicazione

perché il dono inserisce in un rapporto che chiede chiarezza di parole, svincolando da un linguaggio autoreferenziale, un linguaggio muto e sordo, profondamente incapace di comunicare e di rendere partecipi altri del valore dell’organizzazione.

Relazione

perché il dono è forma di scambio fondata sulla libertà. Due libertà che scelgono di legarsi l’una all’altra, generando relazioni di fiducia.